

| Museo Archeologico dell'alta valle del Sele |
| - 84121 Oliveto Citra (Salerno) Tel: - Fax: E-mail: Sito Ufficiale: |
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La sede di questo museo è nel castello del Comune di Oliveto Citra. Il Castello di Oliveto Citra, rimaneggiato a causa del terremoto del 1980, riveste un significato rilevante, sia per il valore architettonico del sito, che per il valore estetico del luogo: sorge infatti al centro dell'abitato, in una posizione che domina la valle sottostante. E perciò molto stretto il rapporto che lega il castello alla tradizione storico-culturale ed urbanistica di Oliveto: anche se privo di edifici di particolare valore architettonico, interessante è il tessuto viario e il sistema degli spazi - con presenza umana e sociale - che si crea nel centro del paese, snodandosi proprio dal Castello. Le sue prime strutture risalgono all'epoca normanna, quando, intorno alla metà del 1100, Guglielmo de Touille aveva in feudo il territorio di Oliveto; è ipotizzabile che intorno alla fortificazione, iniziò a sorgere un nuovo nucleo abitato, conseguenza di quel fenomeno meglio conosciuto come incastellamento, molto frequente nel meridione d'Italia e legato a ovvie funzioni di difesa. In piena epoca rinascimentale il castello, pur mantenendo le antiche basi, fu ripristinato con un altro tipo di elevato, consono alle esigenze della fortificazione della nuova architettura baronale: infatti nel castello vennero ad abitare i feudatari che dalla metà del 1500 alla fine del 1700 tennero Oliveto. Dal 1550 circa ai primi del '600 vi furono i Blanch; passò poi al marchese Marcantonio Cioffi di Salerno e, nella seconda metà del '700, per ramo di parentela, ai Macedonia, marchesi di Reggiano; il Castello oggi è denominato Guerritore, da Andrea Guerritore, patrizio di Ravello e ultimo signore di Oliveto. E dunque nel periodo baronale che il Castello fu ricostruito, con successivi e periodici adeguamenti, dovuti a mutati gusti o esigenze. Quanto oggi rimane, comunque di particolare fascino, rappresenta ancora la sintesi della storia di Oliveto Citra: sono visibili le scuderie tipiche, le mura che agli angoli si ingrossano per la presenza delle antiche torri, e alcune finestre con caratteri stilistici seicenteschi, o almeno tardo rinascimentali. Oltre agli ambienti già recuperati per l'allestimento museale, lavori di risanamento e ristrutturazione stanno riqualificando altri spazi; il Castello di Oliveto Citra potrà, quindi, rivitalizzarsi e divenire luogo di numerose attività culturali, incontro tra presente e passato, ricollocandosi, in tal modo, di nuovo al centro della vita cittadina. Le prime indagini archeologiche sul territorio di Oliveto Citra - stimolate dai continui rinvenimenti di materiale sporadico nelle località Turni, Civita, Vazza e Isca -, iniziarono con una breve campagna di scavi nel 1928, durante la quale si misero in luce numerose sepolture; l'anno dopo, nel 1929, furono rinvenute altre tombe ancora in contrada Turni. Questa località, situata a circa 3 km dall'abitato di Oliveto, ha restituito finora più sepolture. Nel 1951 un ulteriore breve intervento portò alla luce altre sei tombe a fossa in contrada Aia Sofia, mentre di alcune tombe a cassa e a cappuccina in tegole della contrada Cava dell'Arena si recuperarono i materiali, ma non le associazioni tombali; lavori agricoli eseguiti nella contrada Fontana Volpacchio consentirono, sempre nel 1951, lo scavo di altre quattro tombe a fossa.La prima vera campagna di scavo fu eseguita da B. D'Agostino nel 1961 in contrada Turni nella proprietà di G. Rufolo, cercando di portare chiarezza alle indagini degli anni precedenti.Ci furono, poi, negli anni '70 e '80 piccoli saggi della Soprintendenza di Salerno.Le testimonianze archeologiche di Oliveto Citra sono distribuite in diverse contrade del suo territorio: Turni, Civita, Vazza, Isca, Puceglia, Aia Sofia, Cava dell'Arena, Fontana Volpacchio. Tranne che per Civita, si tratta generalmente di necropoli collocate in un arco cronologico che va dalla fine dell'VIII al IV sec. a.C. I corredi più antichi sono stati restituiti dalla località Turni e contengono, oltre a vasi d'impasto, una notevole quantità di bronzi, tra i quali il tipico bracciale ad arco inflesso. Nelle altre località e nella stessa Turni sono attestati ritrovamenti di epoca più recente con la comparsa anche di materiale d'importazione: bucchero, coppe a vernice nera. Vi sono, inoltre, pendagli d'ambra e vasi a decorazione fitomorfa. I corredi del IV sec. a.C. si addensano soprattutto nelle contrade di Aia Sofia e Cava dell'Arena: in essi non è più presente il materiale tipico della cultura di "Oliveto-Cairano" e la loro composizione non si discosta di molto da quella dei corredi tombali contemporanei testimoniati nella Campania sannitizzata. La distribuzione dei ritrovamenti è in punti diversi e su un'area molto vasta del territorio, questo potrebbe far pensare, per un'epoca più antica, ad un tipo di insediamento per villaggi. Probabilmente queste genti giungevano dai Balcani e forse anche dalla Macedonia, giacché ultimamente si è notato che il materiale ceramico restituito dai centri protostorici della Macedonia è simile a quello dei centri della "cultura di Oliveto-Cairano". Le prime testimonianze archeologiche di queste popolazioni provengono dai siti che gravitano intorno all'Ofanto, quali Cairano, Calitri. Bisaccia, Morra De Sanctis; in seguito, verso la fine dell'VIII sec. a.C. le genti di Oliveto-Cairano si spostarono verso il Tirreno, nei centri che gravitavano intorno al Sele, quali Montecorvino Rovella e Oliveto appunto. Sono state ritrovate donne di Oliveto-Cairano sepolte in necropoli, insieme a uomini e bambini, di Eboli, Pontecagnano, Pitecusa, ciò presuppone che non si trattava di semplici scambi matrimoniali, ma di inserimenti stabili in altre comunità. Si ebbero, quindi, contatti sia con i Greci sia con gli Etruschi e ciò è evidente nella presenza di una notevole quantità di materiale tipico di queste popolazioni. I corredi tombali del IV sec. a.C. di Oliveto sono simili a quelli di altri centri della Campania sannitizzata, segno che anche il sito di Oliveto partecipò al fenomeno della "Sannitizzazione della Campania", che si ebbe nel corso della seconda metà del V sec. a.C.Gli ornamenti personali, per lo più femminili, rivestono un notevole interesse soprattutto per stabilire contatti fra le varie aree e culture, cui gli oggetti stessi fanno riferimento. Rientrano, inoltre, fra gli elementi distintivi della cultura di "Oliveto-Cairano", i tipici orecchini di bronzo a doppio filo e a spirale e il bracciale ad arco inflesso, sempre in bronzo, in alcuni casi decorato da una serie di tratti obliqui. Di particolare rilievo, sempre tra i monili sono le ambre, fra cui la collana composta da vaghi di forma rettangolare. Nel Museo sono esposti circa un cinquantina di corredi tombali, si da lasciare comunque nel Museo di Salerno un campione rappresentativo della "cultura di Oliveto-Cairano. Molto suggestivo il costume ornamentale femminile, cosi ricco e particolare; attraverso la ricostruzione su supporto grafico, si è idealizzato il volto femminile adornato con i caratteristici pendagli, orecchini e ciondoli, e impreziosire le braccia con i bei bracciali a forma di cuore. I corredi femminili mostrano infatti una singolare ricchezza con elementi assolutamente caratteristici: il corpo appare sovraccarico in tutte le sue parti di ornamenti, come attestano, oltre alle fibule comuni ad entrambi i sessi in ogni periodo, gli orecchini, le collane, le armi, i bracciali, i pendagli, gli anelli, che compaiono nei corredi con particolare abbondanza. Molto incerto affermare fino a che punto la suppellettile funeraria poteva rispecchiare il costume reale, soprattutto quando la pesantezza e le dimensioni di alcuni ornamenti, unite spesso alla quantità, fanno sospettare un utilizzo soltanto eccezionale (fibule da parata). Davvero singolari i pendagli costituiti da tre spiraline, ciascuno, in un elemento "a batocchio" (ma arricchite su entrambi i lati da appendici laterali, probabili decorazioni teriomorfe, cioè una divinitò o figura mitica raffigurata in forma animale) che dovevano essere appesi al velo che copriva il capo, portandosi ai lati del volto in corrispondenza degli orecchini. Ugualmente suggestivi i pendagli di bronzo, a forma di oinochoe (brocchetta) - assolutamente eccezionale ad Oliveto Citra - utilizzato in area picena, e dunque in tutta l'area medio-adriatica, e a forma di accetta, catalogabili nella stessa cultura. L'immagine ieratica e solenne della donna di Oliveto Citra, come elemento caratterizzante e distintivo di questa antica cultura, rappresenta, quindi, la sintesi ideale di un primo approccio alla storia di questo territorio. Ingresso visitatori: 15 maggio - 31 luglio (chiuso il lunedì) 8,00-13,00 tutti i giorni 8,00 - 13,00 / 15,00 - 20,00 week-end 1 agosto - 30 settembre (chiuso il lunedì) 8,00 - 13,00 / 15,00 - 20,00 1 ottobre - 14 maggio (chiuso il lunedì) 8,00 - 14,00 tutti i giorni 8,00 - 13,00 / 15,30 - 18,30 week-end
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![]() | Hotel La Collina |
| Via Vignole, 2 - 84020 Oliveto Citra (Salerno) | |
![]() | Agriturismo Seliano |
| Via Seliano - 84063 Capaccio (Salerno) | |
![]() | Hotel San Gerardo |
| Via del Santuario - 83040 Caposele (Avellino) | |
![]() | Agriturismo Domus Laeta |
| Via Flavio Gioia, - 84050 Giungano (Salerno) | |
![]() | Agriturismo La Sfruscià |
| Località San Martino - 84020 San Gregorio Magno (Salerno) | |










