Baia Domizia


- 81030 Sessa Aurunca (Caserta)
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Baia Domizia


Sessa Aurunca (Caserta)


Baia Domizia è una rinomata località turistica balneare della Campania. È sita al confine con il Lazio, dal quale è separata dal fiume Garigliano. Il suo nome deriva dalla sua posizione geografica, la cittadina è stata infatti fondata al centro della baia del golfo di Gaeta e sul litorale Domizio che denomina il tratto di costa che da Torregaveta arriva a Baia Domizia, tangendo l'attuale Via Domiziana (SS7 quater). La spiaggia è di origine vulcanica, nata dal vicino vulcano spento di Roccamonfina. Ha una popolazione residente inferiore ai 1000 abitanti. La località è frazione suddivisa fra i comuni di Sessa Aurunca e di Cellole. Originariamente era una frazione compresa interamente nel comune di Sessa Aurunca. Nel 1975 Cellole, anch'essa precedentemente frazione di Sessa, ottenne l'autonomia amministrativa. Il territorio della località fu quindi diviso tra i due comuni: le parti a sud e ad est furono assegnate a Cellole, mentre la parte nord rimase sotto l'amministrazione di Sessa Aurunca. Per la sua posizione geografica è di fatto "Porta del Sud"[2] per essere la prima località Campana che si incontra arrivando dal Lazio. Alcuni scrivono in modo errato il nome della località con la "t" latina, Baia Domitia, confondendolo con il nome della antica via Domitiana. Il nome esatto scelto dai fondatori, che si trova in tutti gli atti ufficiali e finanche sui tombini della località, è invece Baia Domizia.

Storia antica del territorio 
Il tratto della pineta alla foce del Garigliano era per le popolazioni italiche prima e per gli antichi Romani un lucus (bosco sacro) dedicato alla dea Marìca, ninfa delle paludi e delle acque, il cui tempio si trovava sull'opposta sponda del fiume, nel territorio di Minturno. Poco prima del crollo dell'impero nell'estate del 458 un gruppo di Vandali, guidato dal cognato di Genserico, sbarcarono alla foce del Garigliano, e devastarono l'area ricca di ville gentilizie, saccheggiandola: la minaccia fu debellata dall'intervento dell'esercito imperiale, comandato da uno degli ultimi imperatori romani, Maggioriano che guidò personalmente l'esercito, sconfiggendo i Vandali nei pressi di Sinuessa e inseguendoli, mentre erano appesantiti dal bottino, fino alle navi Dopo il crollo dell'impero romano, con le continue scorrerie barbariche e saracene divenne impossibile continuare a manutenere i sistemi irrigui e di contenimento delle acque nelle campagne che vennero abbandonate. Questo, unitamente alla natura dei terreni, naturalmente ricchi d'acqua, portò all'impaludamento delle zone immediatamente a ridosso della linea di costa. Il territorio divenne la grande palude conosciuta come pantano di Sessa. Essendo il fiume una naturale "terra di confine", fu spesso luogo di furiosi scontri tra eserciti. Nell'881 sbarcarono al Garigliano i Saraceni che qui si stabilirono in una vera e propria cittadella fortificata, un cosiddetto ribat, dal quale partivano per veloci scorribande predatorie in tutta l'Italia centro-meridionale.

Nel 915 papa Giovanni X riunì un esercito nella cosiddetta Lega Cristiana, composta da Longobardi e Bizantini, che in quella che si può definire la prima di una serie di scontri che determineranno il futuro di tutta l'Italia del sud .La prima grande Battaglia del Garigliano spazzò via l'insediamento saraceno. Per custodire l'area venne eretta una serie di alte torri fortificate, che attraverso segnali luminosi ed acustici avrebbero potuto segnalare l'arrivo di eventuali invasori su tutta la linea di costa a nord e a sud del fiume, alla foce del Garigliano e nelle zone interne più alte. Il principe longobardo di Capua Pandolfo Testadiferro, o Capodiferro, edificò attorno al 930 alla foce del Garigliano la torre che prese appunto il nome del condottiero (Torre di Capodiferro). La seconda Battaglia del Garigliano (1503) tra spagnoli e francesi, che consegnò di fatto tutto il meridione d'Italia al dominio degli spagnoli per oltre tre secoli; la terza Battaglia del Garigliano (1860) tra i Borboni ed i Sabaudi proprio sul Ponte Real Ferdinando sul Garigliano, epilogo della vittoriosa spedizione dei Mille.

L'ultima Battaglia del Garigliano (1944) in ordine di tempo fu quella che vide affrontarsi gli anglo-americani e i nazisti impegnati nella disperata difesa dallaLinea Gustav. I tedeschi, per rallentare l'avanzata degli alleati, minarono e fecero saltare sia la Torre di Capodiferro, che era stata da alcuni anni adibita a Museo della civiltà Aurunca (ad opera dello storico ed ex ministro della pubblica istruzionePietro Fedele), che il meraviglioso ponte in ferro sul Garigliano progettato da Luigi Giura.

La nascita della Mozzarella 

Secondo alcune fonti storiche molto accreditate l'incontro delle genti campane con il bufalo e con il suo prodotto principe (la mozzata), avvenne proprio a seguito della battaglia. I Saraceni avrebbero portato con sé nella cittadella fortificata sul Garigliano, dalla Sicilia dalla quale provenivano, alcuni esemplari di bufali. Dopo la battaglia i Longobardi avrebbero ricevuto come "bottino di guerra" i neri bovini che fino ad allora non conoscevano. La principessa Aloara,la moglie di Pandolfo Capodiferro offrì ospitalità e asilo anche a molti dei numerosi monaci che i Saraceni avevano catturato e fatto loro schiavi nei tanti monasteri che avevano distrutto e depredato. I monaci avrebbero tramandato quanto appreso dai Saraceni. La mozzarella di bufala campana sarebbe quindi nata all'ombra della Torre di Capodiferro da questo bizzarro incrocio della storia, dallo scontro più che dall'incontro tra saraceni, longobardi e monaci benedettini.Non a caso la zona d.o.p. di produzione della mozzarella si estende oltre alla Campania anche ad alcune zone del Lazio e della Puglia,dove esistevano tradizionalmente monasteri benedettini.

Origini 

L'insediamento è nato agli inizi degli anni sessanta, quando Baia Domizia fu immaginata e costruita come località balneare destinata ad un pubblico d'élite. La prima pietra fu posata il 7 aprile 1963. Baia Domizia nacque per iniziativa del comune di Sessa Aurunca; nell'intento di valorizzare la pineta il comune indisse un concorso a livello nazionale, per il vaglio dei progetti fu chiamata una commissione di professionisti di chiarissima fama fra cui il Prof. Pacini, a quel tempo sovraintendente ai monumenti. Le difficoltà che le amministrazioni del tempo incontrarono ne impedirono la realizzazione diretta, così la commissione allora presieduta dal Notaio Federico Girfatti (poi dimessosi) indusse a vendere la pineta ad una società privata, formata da alcuni imprenditori soprattutto veneti, riuniti nella SpA "Aurunca Litora" che si impegnava a terminare il progetto nell'arco di una decade, il cui presidente era l'imprenditore padovano Rag. Giuseppe Longato.

Il consiglio comunale di Sessa Aurunca favorì l'iniziativa, come occasione di sviluppare turisticamente la zona marina. Già nel 1958 era stato bandito un concorso nazionale per la progettazione di un centro turistico che doveva sorgere presso località "Pantano", mettendo in vendita i terreni al miglior offerente. Il progetto non ebbe tuttavia seguito a causa della scarsa disponibilità di capitali e di know-how presso l'imprenditoria locale. In Veneto, ad opera di imprenditori locali, era invece già stata fondata nel comune di San Michele al Tagliamento la località turistica di Bibione, in un territorio un tempo paludoso che presentava molte analogie con quello aurunco. Il 28 agosto del 1963 venne approvata dalla G.P.A. la vendita dei terreni alla società veneta, i terreni di proprietà comunale in località "Pineta" per un'estensione di 275 ettari, al costo di 450 lire al m2, per un prezzo totale di 1.239.228.000 lire, di cui la società avrebbe pagato subito la somma di L. 904.812.851 ed il resto pari a L. 334.415.149 in quattro rate ad iniziare dal 31-12-1964 fino al 31-12-1967.

Il primo contratto di compravendita preceduto da un contratto preliminare del 11-4-1962 fu fatto il 13-10-1962, il contratto definitivo fu stipulato il 22-8-1963. Nel libro Dossier Baia Domizia, uno scandalo democristiano scritto dal giornalista Silvio Bertocci se ne parla come di un ennesimo caso di commistione tra affari e politica, che vedeva implicata il partito egemone, la Democrazia Cristiana, la quale all'epoca dominava il consiglio comunale di Sessa Aurunca ed aveva ugualmente una notevole forza in Veneto. Secondo il giornalista si trattò di un'enorme speculazione edilizia, utile per far incassare al partito sostanziose tangenti e creare nuovi rapporti clientelari. Un altro libro che parla dell'edificazione di Baia Domizia è il celeberrimo, all'epoca della pubblicazione, libro sul presidente della repubblica Giovanni Leone. La carriera di un presidente, scritto da Camilla Cederna.

Il progetto 

Una pubblicità della società "Aurunca Litora" spiegava che il progetto rispettava l'ambiente naturale preesistente e che solo poche costruzioni sarebbero state visibili dalla spiaggia, mentre l'accesso al mare attraverso la pineta sarebbe avvenuto esclusivamente attraverso viali pedonali. Il progetto di massima definitivo venne elaborato dall'architetto e urbanista padovano Renzo Menegazzo noto come Renzo Men. La viabilità doveva essere costituita da un asse centrale curvilineo e da un'unica strada di scorrimento, che intersecava l'asse centrale tramite rotatorie e dalla quale si dipartivano verso le aree residenziali piccole strade a scarso traffico. Le strade raggiungevano una lunghezza complessiva di 26 km ed erano previsti circa un milione e mezzo di m3 di costruzioni (con un indice di 0,7 m3 per m2). Erano previsti tre "nuclei insediativi" a maggiore densità edilizia, che dovevano sorgere a circa 2 km l'uno dall'altro, intervallati da zone estensive e delimitati da due zone con impianti sportivi, a sud e a nord dell'insediamento: a nord, sul fiume Gariglianoavrebbe dovuto sorgere un porto turistico, mentre a sud, approfittando delle sorgenti sulfuree nel confinante territorio di Sinuessa doveva sorgere un impianto termale. Il "nucleo centrale" avrebbe ospitato la maggior parte dei servizi (stazione di pullman, uffici comunali, azienda di soggiorno, banca, centro religioso, centro scolastico, stazioni delle forze di sicurezza, cinema, teatro, sala giochi). Secondo l'atto di compravendita, il progetto avrebbe dovuto concretizzarsi con le seguenti tappe:

1962: rilievi ed elaborazione di un piano regolatore generale;

1963: inizio dei lavori infrastrutturali su un terzo dell'area (strade, fognature, rete elettrica e idrica) e della costruzione di un grande albergo, di cinquanta villini e di venti negozi, tra cui un supermercato; inizio della campagna pubblicitaria;

1964: costruzione di impianti sportivi, di quaranta bungalows, di motel all'americana; lancio pubblicitario internazionale;

1965 inizio della costruzione di altri due alberghi e di tre pensioni; continuazione della campagna pubblicitaria;

1966: completamento delle opere stradali ed edilizie;

entro un decennio completamento del piano di massima.


Il progetto fu realizzato nelle sue grandi linee, mancarono alcune delle opere a corollario che restarono incompiute: la zona nord denominata "sportiva", dove sarebbe dovuto sorgere il porticciolo con la darsena, ed altre strutture non vennero mai realizzate e furono in seguito definitivamente bloccate dalla legge Galasso del 1985, che stabiliva il divieto di edificazione a meno di 500 m dalla costa.

Lo sviluppo

Per la campagna pubblicitaria internazionale fu creato uno stemma, disegnato da Pino Castagna, lo scultore-ceramista amico del presidente Longato, con una B contrapposta ad una D inserite in un cerchio, con un'onda al centro: il marchio con le foto della neonata destinazione era presente sulle principali riviste italiane ed europee, in particolare in Gran Bretagna, Germania, Svizzera, Francia e Paesi scandinavi, da cui arrivarono numerosi villeggianti.

Baia Domizia - Sante Monachesi
Il villaggio turistico "La Serra", di proprietà svedese, da allora fu da tutti conosciuto come "il villaggio svedese" era riservato ai soli villeggianti scandinavi. Come recitava un cinegiornale dell'Istituto luce del 75 "Una 'fettina' di Svezia in Italia, 217 cottages per 1600 posti, un villaggio nato nel 1968 grazie ad una cooperativa, di proprietà dei sindacati svedesi". Sulle spiagge di Baia si videro i primi topless, in un territorio culturalmente arretrato e conservatore, che fecero gridare ai benpensanti allo scandalo e tuonare dal pulpito il vescovo d'allora di Sessa Aurunca che arrivò a definire Baia Domizia la "pietra dello scandalo". Ragazzi di tutte le età, ma anche adulti ed adùlteri vari, stazionavano fuori ai cancelletti d'ingresso del villaggio aspettando di "abbordare" qualsiasi cosa di biondo attraversasse quella soglia. Fu un vero e proprio fenomeno di costume. A queste si aggiungevano le presenze del campeggio Internazionale e dei vari hotel che la rendevano abitata per oltre il 50% da stranieri. La località fu fino alla fine degli anni '70 una delle destinazioni più alla moda di tutto il sud Italia. Per quantità e qualità della vita notturna, rivaleggiò alla pari con Capri e le altre perle della costiera amalfitana. Nei sui bar e locali notturni il cocktail più diffuso ero lo spritz tanto diffuso in Veneto. Fu un'epoca di grandi feste, come quella per l'inaugurazione dell'hotel "Domizia Palace", e di bella vita presso i locali notturni, dove si esibivano i più importanti cantanti e gruppi musicali del tempo. Nelle stradine della località circolavano i variopinti risciò a pedali e un pittoresco "trenino" faceva la spola tra gli alberghi e la zona centrale con i negozi e i servizi. Le sue stradine erano affollate di turisti provenienti da tutte le parti d'Europa. La stagione cominciava a marzo e terminava alla fine di ottobre. Enorme fu, in termini di sviluppo economico e di crescita sociale, ma anche di liberazione sessuale l'impatto sulle popolazioni dei paesi circostanti. Tutta l'area aurunca risentì positivamente della ventata d'aria fresca che giungeva con le genti e le culture che Baia Domizia attirava.

I Vip 

La località fu frequentata tra gli altri anche da alcuni tra gli artisti e personaggi più in vista dell'epoca, tra i quali Michelangelo Antonioni, John Lennon, Peppino De Filippo, Totò, Patty Pravo, il principe Karim Aga Khan IV, Lucio Dalla,Umberto Bindi.

L'Arte e la Cultura

Molti artisti,pittori e scultori furono attirati dall'amenità del luogo e dalla pace che vi si godeva. Il presidente Giuseppe Longato, amante dell'arte e del bello fece arricchire dallo scultore Pino Castagna con delle sue opere in ceramica alcuni dei grandi alberghi. A Baia Domizia trascorreva le sue vacanze l'artista futurista Sante Monachesi che proprio qui, nel 1968, scrisse la terza parte del manifesto del movimento artistico del quale fu fondatore, il cosiddetto Movimento Agrà (a-gravitazionale) ispirato dalle prime missioni umane nello spazio. Sempre a Baia Domizia nel '69 l'artista si rinchiuse per alcuni giorni in un grande cubo nero in perspex che sistemò nella piazza centrale per attuare una sua personale protesta contro la repressione sovietica della primavera di Praga, cosa che ebbe grande eco a livello internazionale.Lo scrittore e giornalista Mario Pomilio fu un altro degli illustri ed affezionati ospiti della località e le dedicò alcune sue poesie. Il noto giurista Giuseppe Abbamonte ne è da sempre un innamorato frequentatore.

Il declino 

Nel 1975 il distacco del comune di Cellole da quello di Sessa Aurunca comportò la drammatica spartizione della località balneare tra i due comuni. Fu divisa in modo talmente grossolano che ancora oggi l'economia dell'area risente degli effetti nefasti che seguirono. La divisione doveva essere provvisoria in attesa che i politici trovassero tra di loro un accordo ma, in assenza di ciò, la cosa divenne definitiva. Infatti i due comuni, invece di preoccuparsi di investire nella località, pensarono soltanto a sfruttarne le risorse allo scopo di finanziare la sola crescita interna delle rispettive amministrazioni. Nel frattempo la crisi economica e sociale degli anni settanta, nonché l'abbandono dell'Aurunca Litora verso la fine di quegli anni senza che l'imprenditoria locale fosse in grado di rimpiazzarla, ne provocarono il lento declino. Un'ulteriore spallata all'equilibrio dell'economia del luogo fu costituita dal terremoto dell'Irpinia del 1980, che colpì indirettamente la località attraverso la requisizione di molte seconde case, di alcuni residence e degli hotel per alloggiare i senzatetto, che, in alcuni casi, vi rimasero a lungo bloccando di fatto gran parte delle attività turistiche e accelerandone ulteriormente il declino.[15] In alcuni casi, i senzatetto ridussero gli immobili requisiti al limite della fatiscenza: famoso fu l'esempio del "Cosida Residence" di Baia Domizia Sud, reso del tutto inagibile - in alcuni punti letteralmente devastato in modo tale da manifestare perfino il rischio di crollo - e successivamente riattato con radicali opere di ripristino del complesso.

La rinascita 

Negli ultimi anni si è assistito ad una ripresa dei finanziamenti per migliorare la vivibilità del luogo (impianti di depurazione, percorsi ciclabili, informazioni turistiche) per un rilancio turistico che ha i suoi punti di forza nell'impianto urbanistico e nel rispetto della natura, oltre che nella vicinanza a numerosi luoghi di interesse archeologici e artistici. I due comuni, tramontati i sogni di sviluppo attraverso una improbabile industrializzazione, hanno finalmente compreso come l'unica risorsa a loro disposizione sia il turismo. Negli ultimi anni entrambi sono tornati ad investire nella località. Segue un documento del Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici riportante i lavori effettuati nel 2001. Nonostante tutto la località ancora oggi registra nelle sue strutture ricettive oltre 600.000 presenze (circa l'85% dall'estero) che ne fanno la prima nell'accoglienza in tutta la provincia di Caserta. Il 17 giugno 2011, durante il convegno sulla balneabilità del mare domiziano e flegreo, sono stati comunicati i dati Arpac sul miglioramento della qualità delle acque del litorale Domizio; 37 siti sui 44 sono stati promossi dalle analisi dell’Arpac.

Ambiente naturale

La località è inserita in un'area di grande interesse naturalistico. Gli ultimi 4 km del litorale di Baia Domizia sono compresi nel Parco regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano.La parte alle spalle del litorale sabbioso è delimitata da un lungo susseguirsi di dune che, verso l’interno,lasciano il posto alla pineta. All'interno di quest'area è già presente una rete di sentieri che permette di visitarne tutti gli ambienti. La pineta è in gran parte antropica,fu infatti piantata durante le varie bonifiche dell'area che fu paludosa, e che a tratti è quasi priva di sottobosco. Laddove le condizioni ecologiche lo consentono, lascia il posto alla macchia alta ed infine alla lecceta. Verso il mare domina la macchia mediterranea, ancora intatta su oltre 6 km del litorale. Nella zona vegetano la Romulea rollii il cosiddetto "zafferanetto di Rolli", le orchidacee, con una decina di specie, soprattutto di Ophrys,prospera il candido e robustoPancratium maritimum (giglio di mare). la vegetazione è arricchita dalla presenza delle piante della duna, pioniere che colonizzano le spiagge grazie ai particolari adattamenti alla salinità e al vento. La sabbia delle sue spiagge è un ottimo rimedio per l'artrite reumatoide.

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